La Cripta dei Cappuccini


Intorno al 1700 D.C., un artista sconosciuto da' vita a quella che rimane tutt'ora un'opera d'arte di incredibile valore e capacità realizzativa.

Migliaia di frati Cappuccini, qualche nobile o semplice povero di strada, nei secoli vengono sepolti nella cripta adiacente alla Chiesa dell'Immacolata Concezione. Negli anni i resti, le ossa, vengono dissepolte per far posto ai nuovi defunti, e accumulate in semplici cataste nelle nicchie della Cripta-cimitero.

Ma un giorno, si presume, un frate tedesco prende l'iniziativa di cambiare volto alla Cripta, e decide di costruire fregi e rappresentazioni utilizzando incredibilmente le stesse ossa, che magicamente diventano "strumenti artistici", regalando ai posteri quest'opera unica.

All'inizio entrare nella Cripta da quella Via Veneto, a Roma, teatro della dolce vita di felliniana memoria, fa uno strano effetto, d'accordo che sia un semplice caso...Ma dopo, si comprende come in fondo il destino non poteva scegliere posto migliore, dove la vita ha recitato e ancora oggi recita, tutte le virtù e i vizi dell'esistenza umana, fugace.

Sono rimasto una notte intera, da solo, all'interno della Cripta per svolgere il servizio fotografico (dopo aver ottenuto complicati permessi - è vietato assolutamente fotografare, si può solo visitare - ), e benché all'inizio abbia provato un certo sgomento e timore, (come disse il marchese De Sade "Non ho vista nulla di più impressionante, e per esserlo di più non andrebbe visitato di giorno...") poco dopo la sensazione di disagio si è trasformata in rispetto e serenità: solo così ho potuto respirare il messaggio di eternità e di monito sulla effimerità della vita terrena, voluta dall'artista e perfettamente tradotta nell'effige della nicchia "dei tre scheletri": "Quello che voi siete noi eravamo, quello che noi siamo voi sarete".

Stranamente, tranne immagini molto didattiche o documentali, ad oggi per quanto io possa sapere, non è mai stato realizzato prima un servizio fotografico seguendo una certa ricerca artistica, in linea con lo spirito del frate tedesco.

Umilmente spero di aver realizzato qualcosa che trasferisca le mie sensazioni nel pieno rispetto di questo luogo sacro.

Giampaolo Gentili

(Le foto qui di seguito sono solo pochi esempi e di bassa qualità, rispetto al totale di almeno 70 scatti selezionati)